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Qualcuno la considera una strada inevitabile, qualcun altro la definisce svendita della propria arte. Certo è vero che associare la propria musica ad un brand rappresenta ad oggi una delle più grosse opportunità di monetizzazione oltre la vendita tramite digital store più o meno importanti.

Cosa si intende per music branding? La musica risulta essere il collettore più forte tra il brand e quei potenziali clienti che condividono determinate passioni o valori. E’ in grado di creare quel valore di cui i brand hanno bisogno per vincere la guerra dell’attenzione e sviluppare una connessione genuina con i propri consumatori.
Da un punto di vista più tecnico, non si tratta semplicemente di inserire la musica all’interno di una campagna di pubblicitaria realizzata da un’azienda o da una no-profit, come nel caso delle sincronizzazioni.
Si tratta piuttosto di allargare il campo anche a specifici progetti, delle vere e proprie brand partnership, che aiutano gli artisti a dare maggiore visibilitĂ  alla propria musica e il brand a posizionare il proprio prodotto e servizio a nuove fasce di clienti.

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 La tendenza maturata ormai da molti appassionati di musica è che il settore trainante della musica sia quello dei concerti dal vivo. Questo perchè si pensa che l’aumento dei prezzi dei biglietti vada in qualche modo a compensare la riduzione delle vendite di cd o della musica come prodotto digitale.

Da parte delle case discografiche, idea comune è che l’organizzazione e la promozione dei concerti sia la gallina dalle uova d’oro da cui attingere, perchè nonostante la situazione economica non proprio felice, le persone vadano lo stesso ai concerti di artisti più o meno rinomati

Sappiamo bene quanto in Italia ci sia molta difficoltà per gli artisti emergenti di esibirsi dal vivo in locali, club o palazzetti dello sport. Tutti sperano un giorno di andare in tournée, di guadagnare bene e di vivere di musica. Come cominciare? E’ giusto andare a suonare gratis pur di farsi conoscere?

Ti invito a leggere l’intervista rilasciata a Rockit da parte di Alez Giovanniello, responsabile di Neverlab, società di booking e promoter di eventi e rassegne dedicate alla musica emergente italiana.
Subito dopo puoi leggere la risposta data da un altro agente, Lorenzo Bedini di Cyc Promotions, che si scaglia contro i cachet gonfiati che nel brevissimo periodo consentono di far guadagnare gli artisti indipendenti, ma nel lungo bruciano qualsiasi opportunitĂ  di visibilitĂ  a causa di band e soprattutto agenti con troppe pretese di natura economica..
pietro fuccio dnaconcerti

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L’idea di poter guadagnare mettendo in streaming la propria musica sembra alla maggior parte degli artisti emergenti una leggenda cui non dare troppo credito. Il motivo? Se parliamo di strumenti come Spotify, il più noto servizio di streaming musicale al mondo, che ti consente di accedere a pagamento ad una infinita libreria di brani e che per ogni play su un brano paga all’artista circa 0,01€, allora è naturale possa esserci molta diffidenza a riguardo o addirittura una feroce critica come è stato nel caso degli Uniform Motion, band anglo-francese, che ha pubblicato sul celebre blog di musica e tecnologia, Hypebot, una lista delle revenue generate da ogni piattaforma per la vendita di musica online.

Come il downloading dei brani grazie ad iTunes ha distrutto un modo di fare business nell’industria musicale consolidato da anni e ne ha costruito un altro basato sul valore dei singoli brani (0,99 €), così molti analisti hanno definito lo streaming una grande trappola per via dell’ulteriore depauperamento del valore delle opere dovuto all’accesso da remoto e non più al possesso dei brani stessi.
Eppure indagini recenti condotte a livello mondiale hanno dimostrato che lo streaming audio e video sarĂ  il principale modello di fruizione della musica soprattutto lato mobile, con un aumento esponenziale delle revenue generate per editori, etichette e musicisti.
Strategy Analytics - Trend per lo streaming musicale

In questo Music Talk, abbiamo intervistato Andrea De Matthaeis, giovane autore e cantante emergente, che ha fatto dello streaming una vera e propria bandiera e grazie al quale è riuscito ad ottenere risultati incoraggianti soprattutto in ambito video con il suo singolo “Hai acceso la luna” che ha ottenuto su Youtube/Vevo circa 400.000 visualizzazioni reali ed un introito importante che deriva dallo streaming del video e dalle royalties SIAE.

andrea de matthaeis vendere musica streaming

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Per gli artisti indipendenti, vendere la propria musica per scopi commerciali sembra davvero l’occasione di una vita, un evento più unico che raro.
In realtĂ , abbiamo giĂ  dimostrato come i servizi di music licensing online offrano svariate opportunitĂ  di guadagno, sempre che si realizzi un sound originale ed un prodotto professionale.

“Ok, è tutto chiaro! ...ma quali sono le difficoltà tipiche di un artista indipendente che si affaccia al mondo delle sincronizzazioni e della vendita della propria musica per scopi commerciali?
Come la mettiamo con le trafile burocratiche?...SIAE, SCF, master, autorizzazioni, contratti con le aziende clienti, contratti con gli editori che decidono il compenso per la sonorizzazione del mio brano?...in che modo tutto questo può essere vantaggioso per me e la mia musica? “

In questo Music Talk, abbiamo intervistato Elisa Carraro, Synch Manager presso Time Records, storica etichetta indipendente italiana specializzata in musica dance, club, pop, chill-out, per capire come affrontare nel modo migliore il mondo delle sincronizzazioni, analizzarne i vantaggi e le opportunità, per sapere come superare gli ostacoli se non si ha un’etichetta o un editore che promuove e vende le tue opere.
musictalk elisa carraro sincronizzazioni

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